venerdì 28 giugno 2013

Joice, la bellezza e Eisaku Noro

Si racconta che quando (…) incontrò per la prima volta Joice, lui stesse per, lui Joice, dare alle stampe L’Ulisse. Nessuno lo aveva ancora letto, ma in europa tutti parlavano del romanzo che avrebbe definitivamente cambiato la percezione della realtà dell’uomo. Io immagino la tensione e il timor reverenziale che dovettero investire lo scrittore (…). Joice, si diceva nei caffè letterari dell’epoca, era anche un tipo poco loquace e un po’ antipatico, ma era joice. 

Noro kureyon arriva nelle mie mani come una leggenda, ho l’immaginazione galoppa verso hokkaido e quando prendo in mano il gomitolo, per forza sono emozionata. lo avvicino al naso, ne sono certa, non è la mia immaginazione, ma questa lana odora di pecora, ma anche di incenso. Poi leggo l’etichetta in inglese dove c’è scritto “the World of nature” e l’immaginazione fa centro con la realtà. Con delicatezza mi prendo il gomitolo tra le mani, lo schiaccio, lo srotolo e vedo per la prima volta la follia dei colori. Io so come fa il maestro a dare queste tinte, ho studiato, mi sono documentata, eppure non potevo essere preparata. Non si tartta solo dei colori, ma anche il filato che è irregolare, scabroso, ma anche tenero accidenti!. La bellezza non è una accademia di centimetri, una cartina tornasole delle sfumature, una costante da ripetere una volta che si è im
parata la formula. La bellezza, quella vera, forse deve essere abbracciata vitalmente alla realtà e ricordarci di come l’unico modo per fare bello il mondo è quello di non dimenticare la materia imperfetta dell’esistenza. Io, anche se magari sarà anche antipatico, un caffè dovrò provare ad offrirglielo un giorno al maestro Eisaku.